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Imperatore del Giappone
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Secondo la mwbwCostituzione del Giappone, l'mwcaImperatoremwcq (天皇?, tennō, lett. "sovrano celeste") è il capo di stato e mwcgmonarca formale del mwcwGiappone, simbolo dello stato e dell'unità del popolo: secondo la costituzione del mwda1947, l'imperatore è una figura simbolica e cerimoniale della mwdqmonarchia parlamentare; dal mwdg1979 (anno della deposizione di mwdwMohammad Reza Pahlavi, mweaScià di Persia) il monarca giapponese è l'unico al mondo ad avere dignità imperiale; l'attuale sovrano è mweqNaruhito, salito al mwegtrono del crisantemo il 1º maggio mwew2019 dopo l'mwfaabdicazione del padre, l'mwfqImperatore Akihito.

Il ruolo dell'imperatore del Giappone ha sempre oscillato tra quello di un capo religioso di alto grado, con grandi poteri simbolici, e quello di monarca estremamente potente; è esistito un autentico culto imperiale (l'Arahitogami) che vedeva l'imperatore come entità sovrannaturale discendente da divinità millenarie; il termine tennō, sovrano celeste, che venne adottato per la prima volta nel VII secolo, era già in uso nel paese prima di tale adozione, e veniva usato per definire i mwgaQuattro Re Celestimwgq (四天王?, Shitennō), i leggendari guardiani del mondo nella tradizione mwggshintoista e mwgwbuddhista.

Malgrado l'impero fosse stato fino ad allora una mwhqmonarchia assoluta, a differenza dei regnanti occidentali, gli imperatori giapponesi erano considerati degli dei, pertanto nessuno osava opporsi alle loro "divine" gesta, ritenute perfette ed incontestabili; dalla seconda metà del diciannovesimo secolo, il mwhgpalazzo imperiale è stato denominato prima "Kyūjō" (宮城), poi "Kōkyo" (皇居), ed era situato nell'antico sito del mwhwcastello di Edo (江戸城) nel cuore di mwiaTokyo; i precedenti imperatori hanno risieduto a mwiqKyoto per quasi undici secoli.

Tuttavia, la dinastia imperiale del mwiwClan Yamato, ininterrotta da 2600 anni, fu spesso affiancata dagli mwjashōgun, potenti governanti e ufficiali dell'esercito dotati di poteri assoluti mwjqde facto. La decadenza del potere della famiglia imperiale iniziò con l'ambizione di mwjgMinamoto no Yoritomo, fondando nel mwjw1192 il primo mwkabakufu, ma fu mwkqTokugawa Ieyasu a portarla a termine, creando nel 1603 uno Stato feudale arretrato e isolato dal resto del mondo che i suoi discendenti dominarono per due secoli e mezzo, fino alla restaurazione del mwkg1868, quando il Giappone si aprì alla politica e all'economia internazionale.

Contents

Storia
Origine
I clan
Dispute
Note

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Storia

Nonostante l'imperatore sia sempre stato un simbolo della continuità con il passato, il grado di potere che ha esercitato è variato considerevolmente durante la mwlgstoria del Giappone.

Origine

La leggenda che accompagna la nascita dello stato giapponese vuole che il capostipite della dinastia imperiale, il primo sovrano mwmqJinmu, fosse un pronipote della mwmgGrande Dea del Sole Amaterasumwmw (天照大御神?, Amaterasu-ō-mi-kami, letteralmente "Grande dea che splende nei cieli"), una delle principali divinità shintoiste (mwnaKami).cite-ref-1[1] In base a questa tradizione, i sovrani giapponesi sono sempre stati considerati discendenti diretti degli dei.

Le notizie riguardanti i più antichi imperatori di cui si abbia testimonianza nei libri mwogmwowKojiki e mwpamwpqNihonshoki, sono considerate oggi storicamente non attendibili. Il primo monarca che è stato generalmente accettato dagli storici come effettivamente esistito fu l'imperatore mwqaŌjin. I due antichi testi, redatti all'inizio dell'VIII secolo, affermano che la famiglia imperiale ha mantenuto una discendenza continua, anche se molti storici credono oggi che molti degli antichi imperatori descritti come discendenti di Ojin non avessero in realtà alcun collegamento genealogico con il loro predecessore. Tuttavia, la genealogia che inizia con l'mwqqimperatore Keitai, che salì al trono nel 507, può essere considerata realistica; ciò significa che la dinastia è continuata almeno per mwqg1 500 anni.

Consolidamento della dinastia

L'attuale mwrqtitolo imperiale di mwrg"sovrano celeste"mwrw (天皇?, tennō), secondo buona parte della storiografia, fu introdotto per il regno dell'imperatore mwsaTenmu (672-686). Fino ad allora i sovrani avevano regnato con il titolo di mwsq"grande re che governa tutto quanto sta sotto il cielo"mwsg (治天下大王?, Sumeramikoto o Amenoshita Shiroshimesu Ōkimi), oppure anche "grande re di Yamato" (ヤマト大王/大君).

I clan dell'antica mwtaprovincia di Yamato, che corrisponde all'attuale mwtqprefettura di Nara, costituirono il regno che, nel mwtgperiodo Kofun (mwtw250-mwua538), si espanse conquistando buona parte dei territori delle isole di mwuqHonshū, mwugKyūshū e mwuwShikoku. Altre aree dell'odierno Giappone, popolate principalmente da tribù indigene come mwvaEmishi, Hayato e Kumaso, si trovavano al di fuori dei confini del regno di Yamato. A seguito di tali conquiste, ai sovrani di Yamato fu riconosciuto il titolo di mwvw"grande re"mwwa (大王?, Ōkimi) di Yamato. Fu solo a partire dal VII secolo che il "grande regno" venne chiamato impero, ed il titolo di imperatore fu esteso a tutti i sovrani precedenti della dinastia.

Il V secolo fu anche interessato da avvenimenti epocali, come le immigrazioni di massa, che favorirono la formazione del popolo giapponese. In quel periodo furono inoltre intensificati gli scambi commerciali con la Cina e la Corea, dalle quali arrivarono grandi novità in campo educativo, con l'introduzione del sistema di scrittura cinese, in quello religioso, con l'avvento del buddhismo ed in quello tecnologico.

Secondo alcuni storiografi, la prima dinastia dei sovrani di Yamato ebbe termine con l'imperatore mwwwBuretsu, che morì nel 507 senza avere avuto figli. L'aristocrazia scelse come nuovo sovrano mwxaKeitai che, pur avendo tra i suoi antenati l'imperatore mwxqŌjin, prima di accedere al mwxgtrono del Crisantemo era diventato sovrano del regno di Koshi e fu quindi considerato il capostipite della nuova dinastia.cite-ref-volume2-2-0[2] Alla metà del VI secolo, le antiche famiglie regnanti si erano congiunte genealogicamente con la nascita di mwzaKinmei e di suo figlio, dai quali si è generata l'attuale linea di discendenza imperiale.

Alcune date e alcuni dettagli sono al centro di una disputa tra gli storici giapponesi. Molti degli imperatori presenti nella mwzglista tradizionale degli imperatori del Giappone morirono giovanissimi, senza aver effettivamente governato il paese. Altri furono manovrati dai loro predecessori, che si ritiravano spesso in mwzwmonastero ma continuavano ad esercitare la loro influenza in un processo chiamato "mwaagoverno del chiostro".

I clan

Ci sono stati sei clan di origine non-imperiale che hanno controllato gli imperatori giapponesi: i mwawSoga (circa mwba530-mwbq645), i mwbgFujiwara (mwbw645-mwca1070), i mwcqTaira (per un periodo relativamente breve), i mwcgMinamoto (e il mwcwbakufu Kamakura) (mwda1192-mwdq1331), gli mwdgAshikaga (mwdw1336-mwea1565) e i mweqTokugawa (mweg1603-mwew1867). Durante i periodi di influenza delle famiglie Minamoto, Ashigaka e Tokugawa, ogni shogun doveva essere riconosciuto ufficialmente dagli imperatori, e rimanere "formalmente" al comando del potere militare, senza poter imporre la propria volontà in campo politico.

Dispute

L'affermazione del ceto dei mwfgsamurai, a partire dal decimo secolo, indebolì gradualmente il potere della famiglia imperiale, portando un periodo di instabilità. Gli imperatori del chiostro entravano spesso in conflitto con quelli regnanti; un notevole esempio è la mwfwribellione di Hōgen del mwga1156, in cui l'ex imperatore mwgqSutoku tentò di prendere il potere dall'imperatore mwggGo-Shirakawa, allora regnante, ed entrambi poterono contare sull'appoggio di diversi clan di samurai. Altri esempi, come la ribellione dell'imperatore mwgwGo-Toba contro lo mwhashogunato Kamakura, e la mwhqrestaurazione Kemmu durante il periodo dell'imperatore mwhgGo-Daigo, dimostrano la grande lotta di potere tra la dinastia imperiale e il governo militare del Giappone.

Periodo Nanbokucho

La conseguenza della restaurazione Kemmu fu il mwiqPeriodo Nanbokuchomwig (南北朝時代?, Nanbokuchō jidai), detto anche mwiwPeriodo delle Corti del Nord e del Sud, che va dal mwja1336 al mwjq1392 e che vide l'esistenza e la contrapposizione tra due contemporanei imperatori agli inizi dello mwjgshogunato Ashikaga. La Corte del Nord fu insediata dallo shogun mwjwAshikaga Takauji a mwkaKyōto, mentre la Corte del Sud fu fondata dall'imperatore Go-Daigo che aveva trovato rifugio a mwkqYoshino presso mwkgNara.

Le due corti si contesero aspramente il prestigio e il diritto di governare fino alla sconfitta del Sud nel mwla1392 e la riunificazione. Furono entrambe guidate da un monarca di sangue imperiale non interrompendo così la millenaria tradizione. Nonostante la sconfitta subita, gli imperatori della dinastia del Sud sono considerati dagli storici, a partire dal mwlqXIX secolo, i monarchi legittimi del Giappone in quanto furono sempre in possesso delle mwlginsegne imperiali. Gli imperatori del Nord vengono generalmente annoverati nelle genealogie come "pretendenti" al trono.

Questioni territoriali

Fino a pochi secoli fa, il territorio del Giappone non comprendeva alcune regioni remote che fanno parte dell'attuale territorio. Il nome mwmqNihon venne coniato solo nel VII secolo. Buona parte dell'unificazione del paese avvenne durante il periodo di reggenza che il mwmgprincipe Shotoku svolse per conto della zia, l'imperatrice mwmwSuiko. L'imperatore era considerato un'incarnazione riverita dell'armonia divina piuttosto che il capo dell'amministrazione del governo.

In Giappone è stato facile per ambiziosi signori locali esercitare il potere effettivo, se questo non era in contrasto con la posizione dell'imperatore. L'odierno governo parlamentare rappresenta la continuazione di questa tendenza, così come è accaduto in passato nel rapporto della casa imperiale con gli shogun, i reggenti, i signori della guerra, i guardiani, ecc.

Storicamente, il titolo di tennō in giapponese non ha mai comportato effettive acquisizioni territoriali, al contrario di quanto succedeva per i sovrani europei. La posizione di imperatore è un fenomeno indipendente dal fattore territoriale; l'imperatore è stato tale anche quando ha avuto effettivo controllo su una sola provincia (come accadeva talvolta con le corti settentrionali e meridionali).

Gli Shogun

A partire dagli ultimi anni del mwoaXII secolo fino al mwoq1867, il potere effettivo era nelle mani degli mwogshōgun, che ricevevano in teoria la loro autorità dall'imperatore. Quando gli esploratori mwowportoghesi ebbero i primi contatti con il Giappone (nel cosiddetto mwpaperiodo Nanban), paragonarono il rapporto fra imperatore e shogun a quello tra mwpqPapa (figura spirituale, con poco potere temporale) e re (figura temporale con grande potere politico), sebbene questo paragone non sia pertinente, in quanto, come l'imperatore, il papa ha esercitato il potere temporale e politico con diverse intensità nella storia.

Il Rinnovamento Meiji

Il mwqgrinnovamento Meiji fu una sorta di rivoluzione che si compì con l'avvento al potere di Satsuma e Chōshū e con la caduta dello Shogunato Tokugawa. Il padre dell'imperatore mwqwMutsushito, l'imperatore mwraKōmei, vide aumentare il proprio potere ai danni dello shogun dopo che la nave del mwrqCommodoro mwrgMatthew C. Perry ebbe visitato la città di mwrwEdo, l'odierna Tokyo. Nella seconda metà del 1800, le dinamiche tra la corte imperiale e lo Shogunato cambiarono radicalmente.

Komei riuscì ad affermarsi contro lo Shogunato proprio perché quest'ultimo non era riuscito ad espellere gli mwsqintrusi, suscitando le ire dei nobili e dello stesso imperatore. I clan contrari allo shogun e i mwsgrōnin, i mwswsamurai decaduti, si unirono nello slogan "sonno, joi", ossia "rispetto per l'imperatore, espellete i barbari". Satsuma e Chōshū approfittarono di questi disordini per attaccare le forze di Tokugawa, ottenendo un'importante vittoria militare nei dintorni di Kyoto. Nel mwta1868 fu dichiarata la "restaurazione imperiale", e lo Shogunato fu spogliato di tutti i suoi poteri. Il sovrano e la sua famiglia ripresero il ruolo di effettiva guida politica del paese che avevano perso da mwtq1 300 anni. Gli anni successivi avrebbero visto importanti disordini, tumulti e sporadiche ribellioni.

L'Imperatore e l'esercito

Fino al mwua1946 i monarchi giapponesi sono sempre stati formalmente i comandanti dell'esercito e della marina, ma nella pratica non agivano come tali.

La dichiarazione della natura umana dell'imperatore

Con la sconfitta del Giappone nella mw1qseconda guerra mondiale, il paese andò incontro ad una serie di grandi mutamenti. L'occupazione delle truppe americane, comandate dal generale mw1gDouglas MacArthur, costrinse i giapponesi a perdere gran parte del senso di superiorità derivante dall'essere un popolo discendente dagli dèi.

L'imperatore mw2aHirohito fu l'ultimo mw2qvero sovrano del Giappone ad essere ufficialmente considerato di origine o natura divina. Nel gennaio del mw2g1946, pronunciò via radio alla nazione il mw2wTennō no ningen sengenmw3a (天皇の人間宣言? lett. "Dichiarazione della natura umana dell'imperatore"), con cui dichiarava formalmente di non essere di natura divina, negando di conseguenza la superiorità dei giapponesi nei confronti delle altre nazioni del mondo.

Concessione di una Costituzione moderna

Nello stesso anno della dichiarazione della propria natura umana, Hirohito dovette sottomettersi ai voleri degli mw4qAlleati anche per quanto riguarda la nuova mw4gCostituzione del Giappone. Questa fu stilata in base alle richieste dei capi di governo vincitori, mw4wWinston Churchill, mw5aHarry Truman e mw5qIosif Stalin, espresse nella mw5gdichiarazione di Potsdam del 1945.

Fu promulgata nel novembre del 1946 ed entrò in vigore il 3 maggio 1947. Per effetto della nuova costituzione, l'imperatore perse gran parte dei privilegi che gli garantiva la precedente mw6acostituzione Meiji, con la quale il potere dei rappresentanti del popolo era effettivamente subordinato ai voleri del sovrano, quindi era solo una costituzione di facciata.

Il ruolo attuale dell'imperatore

«Conviene inoltre ricordare ancora che i sentimenti, le emozioni, l'irrazionale, nell'atteggiamento giapponese verso l'imperatore ed i suoi è molto più simile a quello, per esempio, dei romani per il

Papa

che a quello d'altri popoli per i loro re.»


Il ruolo dell'Imperatore è definito nel Capitolo I della mw8qCostituzione del Giappone del mw8g1947. L'articolo 1 definisce l'Imperatore come il simbolo dello stato e dell'unità del suo popolo; l'articolo 3 richiede l'assenso del mw8wGabinetto per tutti gli atti dell'Imperatore nelle questioni di stato; l'articolo 4 afferma specificatamente che l'Imperatore non deve avere poteri relativi al governo; l'articolo 6 dà all'Imperatore il potere di nominare il mw9aprimo ministro ed il giudice-capo della mw9qCorte suprema, secondo la volontà, rispettivamente, della mw9gDieta e del Gabinetto; l'articolo 7 dà all'Imperatore il potere di svolgere varie funzioni ministeriali tipiche per un capo di Stato, soggette alla proposta e all'approvazione del Gabinetto. Diversamente da altri sovrani costituzionali, l'Imperatore del Giappone non ha i poteri generalmente affidati ai capi di Stato (ad esempio il potere di veto).

In una monarchia tradizionale, il potere politico emana dal sovrano monarchico, la cui mw-aprerogativa reale è poi esercitata da un legislatore eletto, secondo quanto stabilito dalla mw-qconvenzioni costituzionali. Tuttavia, quando non esiste una prerogativa reale, la sovranità emana dal popolo così come è stabilito dalla mw-gCostituzione del Giappone. Nonostante ciò, l'Imperatore svolge tutte le funzioni diplomatiche normalmente riservate ai capi di Stato e come tale è riconosciuto dagli altri stati.

Il nome dell'Imperatore

La denominazione degli imperatori è sempre stata problematica, a causa delle differenze linguistiche e culturali tra Giappone e mondo occidentale. Mentre i giapponesi usano "{nome} tennō" (per gli imperatori passati) o "Kinjō Heika" (今上陛下) per l'imperatore attuale, gli studiosi anglofoni hanno usato numerose varianti, come "imperatore {nome}" e, meno comunemente, "{nome} tenno". Ciò che spesso non viene compreso, tuttavia è che gli imperatori sono nominati "{nome} tennō" a posteriori, e quindi la parola "tennō" è parte integrante del loro nome. Questo è particolarmente frainteso per gli imperatori da Meiji in poi, da quando la convenzione è di nominare a posteriori gli imperatori con lo stesso nome dell'era in cui regnarono, dal momento che il regno di un imperatore poteva contenere una successione di brevi ere. Termini come "Imperatore Meiji" sono quindi comprese in inglese (e in italiano) con il significato di "il periodo dell'Imperatore Meiji", che non è sempre compreso in giapponese.

In mw-winglese, il termine mwaqamikado (御門 o 帝 o みかど) (precedente), che significa letteralmente "la porta", era usato per riferirsi all'Imperatore del Giappone; questo uso è ormai obsoleto. In mwaqegiapponese, gli imperatori del Giappone, ma non quelli di altri paesi, sono conosciuti come mwaqitennō (天皇). Letteralmente, la parola mwaqmtennō include i caratteri di "regnante" e "paradiso", ma ciò non è un segno di divinità; l'uso di mwaqqten (天, "paradiso") nella parola giapponese è l'adozione del concetto mwaqucinese del mwaqyMandato del cielo, che significava che l'imperatore era nominato nei cieli per bilanciare gli affari politici e quelli religiosi del suo regno.

Ci sono due parole giapponesi equivalenti alla parola italiana "imperatore": mwaqgtennō (天mwaqk) è usata specificatamente per riferirsi all'imperatore del Giappone, mwaqokōtei (皇帝, il titolo usato per l'imperatore cinese) è usato per riferirsi a imperatori stranieri. mwaqsSumeramikoto (letteralmente "Re del cielo oltre le nuvole") era usato nell'mwaqwantica lingua giapponese.

Secondo la tradizione giapponese, è scortese chiamare una persona di rango imperiale con il suo nome proprio. Questa convenzione non è quasi più seguita, ma è ancora osservata per la famiglia imperiale. La parola Tenno (mwaq4imina) diventa il prefisso del nome dell'imperatore dopo la sua morte, ma non di quello regnante. I passati imperatori sono anche chiamati con il nome postumo come imperatore Jimmu, imperatore Kammu e Meiji. Dal mwaq8periodo Meiji, i nomi delle ere giapponesi sono usati anche come nomi postumi. Ci si riferisce all'imperatore regnante con l'appellativo di mwaraTennō Heika (天皇陛下, letteralmente "sua maestà l'imperatore") o solennemente con quello di Kinjō Heika (今上陛下). D'altro canto, nelle conversazioni ordinarie si usa l'appellativo di mwareHeika, mwariOkami o mwarmTo-gin san ('To-gin' è un'espressione informale per Kinjō). L'imperatore regnante non viene chiamato con il nome dell'era corrente, che diventerà il suo nome postumo.

Oggi però questa usanza tende a essere seguita meno rigidamente, come descritto nell'esempio qui sotto. In italiano, gli imperatori recenti sono chiamati con il loro nome personale secondo le convenzioni occidentali. Come spiegato sopra, in giapponese questo può suonare offensivo e, in qualche misura, blasfemo.

Ad esempio, il precedente imperatore è chiamato solitamente mwaryHirohito in italiano, ma dopo la sua morte fu denominato mwarcShōwa Tennō ed in giapponese ci si riferisce a lui solo con questo appellativo. Tuttavia, durante il suo regno, non vennero mai usati gli appellativi mwargHirohito o mwarkShōwa Tennō in giapponese. Piuttosto, veniva usato semplicemente l'appellativo di mwaroTennō Heika (ossia "sua maestà l'imperatore").

Origine del titolo

Lmwar0'Imperatore del Giappone veniva anche chiamato ヤマト大王/大君 (Yamato Ōkimi, Grande Re di Yamato), 倭王/倭国王 (waō/wakokuō, Re di Wa, usato fuori dal Giappone), o 治天下大王 (''amenoshita shiroshimesu ōkimi o sumera no mikoto'', Grande Re che governa su tutto ciò che è sotto il cielo, usato in Giappone), come risulta dalle fonti cinesi e giapponesi riguardanti i periodi precedenti al mwar4VII secolo. Il documento più antico che riporta la parola "tennō" è una tavoletta di legno, mwar8mokkan, ritrovata a mwasaAsuka nel mwase1998 e risalente al regno dell'mwasiimperatore Tenji e dell'mwasmimperatrice Jitō.

Il matrimonio

Nel corso della storia, contrariamente a qualsiasi pratica che non riconoscesse alcuna moglie ufficiale e permettesse il mantenimento di numerose mwas0concubine (mwas4harem), gli imperatori e i nobili giapponesi hanno sempre riconosciuto una moglie principale.

I sovrani maschi della dinastia imperiale giapponese hanno praticato ufficialmente la mwatapoliginia fino alla fine del periodo mwateTaishō (1912-1926). Oltre all'imperatrice consorte, l'imperatore poteva prendere, e quasi sempre lo ha fatto, altre mogli di grado inferiore e diverse "mwaticoncubine" di vari gradi gerarchici. Anche agli altri membri della dinastia era permesso avere delle concubine. Dopo una decisione decretata dall'mwatmimperatore Ichijō, alcuni imperatori hanno avuto anche due imperatrici consorti contemporaneamente (kogo e chugu sono i due distinti titoli usati in questo caso). Grazie alla mwatypoliginia, la famiglia imperiale fu in grado di dar vita a diverse progenie; i figli delle consorti secondarie erano solitamente riconosciuti come principi imperiali e avevano diritto al trono se l'imperatrice consorte non riusciva a dar alla luce un erede.

Delle otto donne tennō (imperatrici regnanti) del Giappone, nessuna si sposò o ebbe un figlio dopo l'ascesa al trono. Alcune di loro, essendo vedove, avevano avuto un figlio prima di salire al trono. Nella successione, i figli delle imperatrici erano preferiti ai figli delle concubine.

La più antica tradizione riguardante i matrimoni ufficiali all'interno della dinastia imperiale fu quella dei matrimoni tra membri della dinastia stessa, anche tra fratelli di sangue o tra zio e nipote. Questo tipo di matrimonio era necessario per preservare il sangue imperiale o era incoraggiato come simbolo di riconciliazione tra due rami della famiglia imperiale. Le figlie degli altri membri della famiglia che non fossero di rango imperiale, rimanevano concubine, almeno fino al regno dell'mwatkimperatore Shōmu, durante il quale si registrò per la prima volta l'elevazione di una concubina al rango di moglie ufficiale.

I sovrani giapponesi, così come molti altri, sigillavano alleanze con signori potenti o altri monarchi con un matrimonio. In Giappone tali matrimoni divennero elementi propri della tradizione imperiale, e si ripeterono anche con le discendenti di tali nobili o monarchi, benché il motivo originale di mantenere l'alleanza avesse perso il suo vero significato. È successo spesso che l'imperatore si trovasse sotto l'influenza del suocero che non faceva parte della famiglia imperiale.

A partire dal mwatwVII e mwat0VIII secolo, gli imperatori presero come mogli le donne del mwat4clan Fujiwara. Questa pratica era giustificata dalla tradizione che voleva l'unione degli eredi di due mwat8divinità dello shintoismomwaua (Kami?, ), gli imperatori, discendenti dalla dea del sole mwaueAmaterasu e una donna del clan Fujiwara, il cui progenitore fu uno dei Kami che aiutarono Amaterasu. I Fujiwara erano una famiglia appartenente alla nobiltà, per cui il loro Kami era meno importante di Amaterasu. Generare un erede al trono, diretto discendente dei due dei, era ritenuto auspicabile e ciò portava vantaggi ai potenti Fujiwara, che ottennero dunque il diritto di essere la famiglia su cui cadeva la prima scelta nella ricerca della moglie dell'imperatore.

Tale tradizione era nata dopo che, nel 645, il futuro imperatore mwaumTenji ed il capostipite del clan Fujiwara, mwauqNakatomi no Kamatari, organizzarono il complotto che pose fine al dominio del mwauuclan Soga, i cui capi erano diventati i mwauy"grandi ministri"mwauc (大臣?, Ōomi) che avevano preso il controllo della politica del paese. Tenji concesse il nuovo nome Fujiwara a Kamatari ed il titolo di Ason, che sostituì quello di Ōomi. I Fujiwara divennero così gli incontrastati detentori del potere politico a corte, ebbero accesso alla carica di mwaukreggentimwauo (摂政 e 関白?, Sesshō e Kampaku) e rafforzarono la loro posizione con i matrimoni tra le loro figlie e gli imperatori. I Fujiwara rimasero al potere fino all'avvento degli Shogun, verso la fine del XII secolo, ma continuarono a far sposare le loro figlie agli imperatori anche nei secoli successivi.

Precedentemente, gli imperatori avevano sposato donne appartenenti al mwauwclan Soga, i cui capi promossero l'avvento del buddhismo in Giappone e furono i primi nella storia del paese ad influire sulle scelte e perfino sulle nomine degli imperatori stessi. L'ascesa dei Soga coincise con la fine dell'antichità e l'avvento dell'era classica, che iniziò con il mwau0periodo Asuka (538-710). Nel breve periodo in cui furono al potere e legarono il loro sangue a quello della casa imperiale, dal 536 al 645, il paese visse uno dei momenti più fiorenti della sua storia, con l'introduzione di grandi novità in ogni campo della vita sociale e di corte.

Dopo un paio di secoli, gli imperatori non poterono più prendere moglie al di fuori da queste famiglie, anche se non c'erano più le esigenze (potere, ricchezza, alleanze) che avevano stabilito questa pratica. Solo raramente un principe, la cui madre non discendesse da dette famiglie, poté salire al trono. Le necessità e gli espedienti originali erano diventati una stretta tradizione che non badava alle necessità e agli espedienti correnti, ma si limitava a dettare che le figlie di una ristretta cerchia di famiglie potevano essere scelti come mogli, solo perché succedeva così da secoli. La tradizione si era fatta più potente della legge.

Le donne Fujiwara furono spesso imperatrici consorti, le concubine provenivano da famiglie di minor rango. Negli ultimi mille anni, i figli dell'imperatore maschio avuti con una donna Fujiwara sono stati preferiti nella successione.

Tra il VII ed il XIX secolo, i cinque rami del clan Fujiwara, le famiglie Ichijo, Kujo, Nijo, Konoe e Takatsukasa, contribuirono con un numero di imperatrici consorti maggiore di quelle dello stesso clan imperiale. Le figlie Fujiwara furono quindi imperatrici consorti e madri di imperatori.

La provenienza delle mogli e delle spose imperiali dell'imperatore e dell'erede al trono, fu regolata con legge imperiale nell'mwaviera Meiji nel mwavm1889, che stabiliva che le figlie dei Sekke (i cinque rami principali dei Fujiwara superiori) e le figlie del clan imperiale erano le uniche che potevano essere accettate come spose.

Dal momento che la legge fu abolita nel secondo dopoguerra, l'imperatore emerito Akihito è divenuto il primo principe da oltre mille anni a non avere per moglie un'appartenente alla precedente cerchia di famiglie.

Successione

La dinastia imperiale giapponese basa la sua posizione nell'espressione di regno "da tempo immemorabile". È vero che le sue origini risalgono nella notte dei tempi: non esiste una testimonianza che mostri l'esistenza di un imperatore che non sia stato discendente di un altro imperatore ancora precedente. Si sospetta che l'mwavcimperatore Keitai, uno dei più antichi antenati nella dinastia, al potere nei primi anni del mwavgVI secolo, sia stato un mwavkhomo novus, benché sia tradizionalmente indicato come un membro distante della dinastia dei suoi predecessori. Secondo le fonti a disposizione, la famiglia a cui dette origine sul trono discende comunque da almeno una principessa imperiale, se non di più, della dinastia dei suoi immediati predecessori. La tradizione costruita su queste leggende ha scelto di riconoscere solo l'antenato maschio putativo come valido per legittimare la successione, senza dare alcun peso ai collegamenti con dette principesse. La famiglia imperiale giapponese ha sviluppato il suo peculiare sistema di successione ereditaria millenni fa. In passato è stato senza diritto di mwavoprimogenitura, ha seguito più o meno una mwavssuccessione agnatizia e si è basato maggiormente sulla rotazione. Oggi, il Giappone usa una stretta primogenitura agnatizia; in altre parole, la pura mwavwlegge salica. Questo sistema fu ispirato a quello mwav0prussiano, da cui il Giappone fu profondamente influenzato negli mwav4anni settanta del 1800.

Una stretta primogenitura agnatizia è, comunque, direttamente in contraddizione con molte delle antiche tradizioni giapponesi riguardanti la successione imperiale.

I principi utilizzati e la loro interazione erano apparentemente molto complessi e sofisticati, e portavano spesso a dei risultati imprevisti. Alcuni dei principi cardine apparsi nella successione sono stati:

• Le donne potevano succedere, ma non è mai esistito un figlio il cui padre non fosse un appartenente della casa imperiale, per cui non è mai successo che il figlio di una donna imperiale e di un uomo fuori dalla famiglia imperiale potesse ereditare, e nemmeno che ai figli delle imperatrici fosse impedito di ereditare. Comunque, la successione femminile fu molto più rara di quella maschile.
• L'adozione era possibile ed era molto usata per aumentare il numero di eredi candidati al trono (comunque, il bambino adottato doveva essere un altro membro discendente della casa imperiale.
• Si ricorreva spesso all'abdicazione, tant'è che si contano più casi di abdicazione che di morte sul trono. Questo perché in passato il compito dell'imperatore era prettamente religioso, e comportava talmente tanti rituali ripetitivi che era normale che dopo circa dieci anni di permanenza in carica, il sovrano meritasse di ritirarsi con tutti gli onori riservati agli ex-imperatori.
• La mwawyprimogenitura non fu usata soprattutto alle origini della dinastia, quando veniva praticato un sistema di successione più simile alla rotazione. Molto spesso un fratello (o una sorella) succedeva all'imperatore anche se questi aveva avuto figli. Il "turno" della generazione successiva veniva di solito dopo che si erano succeduti diversi membri della generazione precedente. La rotazione riguardava due o più rami della famiglia imperiale, per cui cugini più o meno distanti fra loro si succedettero sul trono. L'mwawcimperatore Go-Saga decretò perfino un'alternanza ufficiale tra gli eredi dei suoi due figli, che continuò per un paio di secoli (conducendo alla fine alla lotta, probabilmente indotta dallo shogun, tra i due rami, "meridionale" e "settentrionale"). Verso la fine, coloro che si alternavano sul trono era cugini molto distanti se si contavano i gradi di discendenza maschile, ma erano molto stretti se si contavano i gradi di discendenza femminile; questo perché per tutto il periodo vennero celebrati matrimoni all'interno della famiglia imperiale. Negli ultimi cinquecento anni, probabilmente per l'influenza del mwawgConfucianesimo, la successione ai figli, anche se non sempre al maggiore, è stata la norma.

Storicamente, la mwawosuccessione al mwawsTrono del Crisantemo è sempre passata ai discendenti in linea maschile del lignaggio imperiale. Ciononostante, tra gli oltre cento monarchi che si sono succeduti troviamo anche sette donne.

Più di mille anni fa ha origine la tradizione che vuole l'imperatore ascendere al trono in tenera età. L'età di sei, otto anni era considerata sufficiente per salire al trono. Il raggiungimento della maggiore età non era considerato indispensabile. Per questi motivi, una moltitudine di imperatori giapponesi è salita al trono da bambini. I tipici doveri dell'alto clero erano considerati svolgibili da un bambino che sapesse almeno camminare. Un regno di circa dieci anni era considerato un servizio sufficiente. Essere un bambino era apparentemente una buona qualità per sopportare i tediosi doveri e per tollerare la subordinazione ai potentati politici, oppure per coprire i veri membri potenti della dinastia imperiale. Quasi tutte le imperatrici e dozzine di imperatori abdicavano e vivevano il resto della loro vita in un ritiro dorato, o esercitando la loro influenza dietro le quinte. Molti imperatori abdicavano e si ritiravano quando erano ancora adolescenti. Queste tradizioni si ritrovano nel teatro, nella letteratura, nel folklore e nella cultura giapponese, in cui l'imperatore è descritto o dipinto solitamente come un adolescente.

Prima della mwaw4restaurazione Meiji, il Giappone ha avuto nove donne tennō, o imperatrici regnanti, tutte figlie della linea maschile della Casa Imperiale. Nessuna salì al trono come moglie o vedova di un imperatore. Le figlie e nipoti imperiali, salivano al trono solitamente come misura di emergenza nel caso in cui non ci fossero maschi adatti o per comporre i conflitti tra i rami della famiglia imperiale. Quasi tutte le imperatrici giapponesi e molti imperatori abdicavano una volta che un maschio adatto veniva considerato abbastanza vecchio per governare (appena dopo la prima infanzia, in qualche caso). Tre imperatrici l'mwaxaimperatrice Suiko, l'mwaxeimperatrice Kōgyoku (detta anche imperatrice Saimei) e l'mwaxiimperatrice Jitō, erano vedove di imperatori deceduti e principesse di sangue imperiale per loro proprio diritto. Una, l'mwaxmimperatrice Genmei, era la vedova di un principe della corona e principessa di sangue imperiale. Le altre quattro, l'mwaxqimperatrice Genshō, l'mwaxuimperatrice Kōken (detta anche imperatrice Shōtoku), l'mwaxyimperatrice Meishō e l'mwaxcimperatrice Go-Sakuramachi, erano figlie non sposate di precedenti imperatori. Nessuna di queste imperatrici si sposò o ebbe figli dopo la salita al trono.

L'articolo 2 della mwaxkCostituzione Meiji del mwaxo1889 (la Costituzione dell'Impero del Giappone) recitava, "Il trono imperiale si trasmette ai discendenti imperiali maschi, secondo quanto disposto dalla legge della Casa Imperiale." La legge sulla Casa Imperiale del 1889 fissò la successione per i maschi discendenti della linea imperiale, e escluse specificatamente le discendenti femmine dalla successione. Nel caso della completa estinzione del ramo principale, il trono sarebbe passato al più vicino ramo collaterale, sempre nella linea maschile. Se l'imperatrice non aveva figli, l'imperatore poteva prendere una concubina, il cui figlio sarebbe stato riconosciuto erede al trono. Questa legge, promulgata lo stesso giorno della Costituzione Meiji, godeva del grado gerarchico costituzione.

L'Articolo 2 della mwaxwCostituzione del Giappone, promulgata nel mwax01947 sotto l'influenza dell'occupazione americana e ancora in vigore, dispone che "Il Trono Imperiale deve essere dinastico e la sua successione avviene secondo la Legge sulla Casa Imperiale approvata dalla mwax4Dieta." La Legge sulla Casa Imperiale del 16 gennaio mwax81947, approvata dalla novantaduesima e ultima sessione della Dieta Imperiale, mantenne l'esclusione della successione femminile della legge del 1889. Il governo del mwayaprimo ministro mwayeShigeru Yoshida fece di tutto durante la sua legislatura per conformare la Casa Imperiale con la nuova Costituzione scritta dagli americani che entrò in vigore nel maggio 1947. Nell'intento di controllare l'ampiezza della famiglia imperiale, la legge stabilisce che solo i discendenti maschi legittimi nella linea maschile possono essere considerati pretendenti al trono; che i principi e le principesse imperiali perdono il loro status di membri della Famiglia Imperiale se si sposano fuori dalla Famiglia Imperiale; che gli imperatori e gli altri membri della Famiglia Imperiale non possono adottare bambini. Detta legge inoltre non riconosceva più gli appartenenti agli altri rami della famiglia, ad eccezione di quello discendente da Taisho, come principi imperiali.

Stato corrente

La successione è ora regolata dalle leggi approvate dalla mwayqDieta nazionale del Giappone. La legge attuale esclude le donne dalla successione, benché in modo molto occasionale delle donne abbiano occupato il trono nei secoli passati. Si è discusso molto sulla modifica di questa legge quando la mwayuprincipessa Masako non ha avuto un figlio. Questo crea vari problemi di ordine politico: qualunque cambiamento della legge potrebbe significare più probabilmente la successione del primo nato invece della successione del primo figlio maschio; in ogni modo, l'imperatore attuale non è il primogenito avendo delle sorelle maggiori.

In modo occasionale, la mwaycprimogenitura egualitaria ha prevalso in casi storici di successione giapponese: mentre è vero che la maggior parte delle successioni in Giappone è avvenuta da tempo immemorabile a favore dell'erede maschio, anche se non necessariamente il primogenito, in due precedenti (nel mwayg1629 e nel mwayk642) una principessa imperiale è salita al trono a dispetto dei suoi fratelli minori. Nel 1629, la principessa imperiale Okiko salì al trono come mwayoimperatrice Meishō, come successore del padre, prima del più giovane fratellastro e di altri maschi. Solo dopo la sua abdicazione 14 anni più tardi, il fratello Tsuguhito (imperatore Go-Komyo) le succedette. In ogni modo, gli eredi di Okiko, non furono mai riconosciuti legittimi eredi del trono.

Fino alla nascita del figlio del mwaywprincipe Akishino, avvenuta il 6 settembre mway02006, c'è stata una potenziale crisi di successione in quanto nessun maschio era nato nella famiglia imperiale dal mway41965. In seguito alla nascita della mway8principessa Aiko, c'è stato un grande dibattito sulla modifica dell'attuale Legge della Casa Imperiale che permettesse alle donne di succedere al trono. Nel gennaio mwaza2005 il primo ministro mwazeJun'ichirō Koizumi nominò una commissione speciale composta da giudici, professori universitari, e impiegati burocratici per studiare eventuali cambiamenti alla legge della Casa Imperiale da suggerire al governo.

Il 25 ottobre mwazm2005 la commissione espresse la posizione di modifica della Costituzione per permettere alle donne di salire al trono giapponese. Il 20 gennaio mwazq2006, il mwazuprimo ministro mwazyJun'ichirō Koizumi dedicò parte del suo discorso annuale alla controversia, promettendo di presentare una proposta di legge che permettesse alle donne di salire al trono, in modo da garantire una successione stabile per il futuro. Tuttavia, Koizumi ha rimandato questo progetto poco dopo l'annuncio della terza gravidanza della mwazcprincipessa Akishino. Suo figlio, il mwazgprincipe Hisahito di Akishino, è il secondo nella linea di successione stabilita dalla legge attuale.

Note

cite-note-11. mwaz8(mwaaamwaaeEN) Louis-Frédéric Nussbaum, mwaaimwaamJindai, in mwaaqmwaauJapan Encyclopedia, p.mwaay 421. Ospitato su mwaacGoogle Libri.
cite-note-volume2-22. mwaasmwaawNihongi,mwaa4 vol. 2 pp. 1-25.

Bibliografia

• citeref-nihongi(EN) William George Aston (a cura di), Nihongi: Chronicles of Japan from the Earliest Times to A.D. 697, London, Kegan Paul, Trench, Trubner, 1896. Traduzione inglese dei mwabimwabmNihongi, parzialmente consultabile su mwabqGoogle Libri.

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Collegamenti esterni

• Sito ufficiale, su kunaicho.go.jp.
• citerefdizionario-di-storiatenno, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
• citerefbritannica-com(EN) tennō, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.